L’anello debole della catena: i pedoni

Secondo recenti statistiche ogni anno in Italia vengono uccisi più di 600 pedoni e oltre 20.000 vengono feriti.
Il 30% dei pedoni perde la vita mentre attraversa sulle strisce e oltre il 50% delle vittime ha più di 65 anni.

I morti sulle strade non si contano solo come conseguenza di incidenti che coinvolgono veicoli, ma anche tra i pedoni.
Spesso è un attimo di distrazione, come accade quando si sposta lo sguardo per cambiare stazione alla radio, che non consente all’automobilista di accorgersi che un pedone sta attraversando.
Ai comportamenti imprudenti bisogna aggiungere le cause già conosciute, ossia l’alta velocità, la guida in stato di ebbrezza, ma anche carenze strutturali, come la segnaletica insufficiente, strisce pedonali spesso scolorite e poco visibili, auto e scooter parcheggiati sui marciapiedi che costringono il pedone a passaggi obbligati sulla strada, autobus che effettuano le fermate nel mezzo della carreggiata.
In circa la metà dei casi di investimenti c’è una forma di responsabilità o di corresponsabilità del pedone. È crescente il caso di pedoni investiti mentre attraversano la strada parlando al cellulare o utilizzando lettori musicali, o che risultano poi presentare tassi alcolemici elevati.
Secondo recenti statistiche ogni anno in Italia vengono uccisi più di 600 pedoni e oltre 20.000 vengono feriti. Il 30% dei pedoni perde la vita mentre attraversa sulle strisce e oltre il 50% delle vittime ha più di 65 anni. Bisogna, però, anche considerare che circa la metà degli incidenti mortali dell’infanzia avviene sulla strada, coinvolgendo bambini e adolescenti nella gran parte dei casi proprio come pedoni.
La maggior parte degli adulti che vengono investiti da automobili impattano lateralmente contro la parte anteriore del veicolo. Il contatto iniziale più frequente è, perciò, quello del paraurti con un arto inferiore, ad un’altezza che dipende dalla sagoma del veicolo e dalla statura della vittima.
Quando la velocità di impatto è elevata ed il veicolo non decelera, la vittima passa oltre il tetto del veicolo, altrimenti finisce col cadere in terra davanti allo stesso, e può subire movimenti di propulsione, se il veicolo sposta in avanti o sorpassa il corpo che giace a terra, di trascinamento per tratti variabili, o ancora di arrotamento, se il veicolo investitore riesce a sormontare il corpo.
Quando è colpito al livello di gambe o ginocchia, ossia al di sotto del baricentro, il pedone viene caricato sul veicolo fino al contatto di testa, spalle e tronco con il cofano ed il parabrezza.
Se l’impatto contro il cofano del veicolo si verifica a livello del torace, l’investito viene scagliato lontano.
Nel primo caso le lesioni più tipiche sono a carico degli arti inferiori e consistono principalmente in fratture localizzate nel punto di contatto; nel secondo sono a carico del torace e dell’addome; se, invece, il soggetto cade sull’asfalto, batte in genere prima la testa, e le lesioni sono a carico del volto, del capo e della colonna, a seconda della possibilità che ha l’investito di proteggersi con le braccia.
I bambini, spesso colti di sorpresa, non tentano di sfuggire all’impatto ed urtano, invece, anteriormente; inoltre, avendo statura e peso inferiori, difficilmente colpiscono il parabrezza del veicolo, ma è facile che finiscano sotto lo stesso, riportando fratture tipiche ai femori, al torace ed al capo.
In tutti gli incidenti occorre distinguere le lesioni dovute al trauma diretto da quelle dovute ad un trauma a distanza o da caduta o da altri urti e schiacciamenti da parte di veicoli che sopraggiungono. Le lesioni sono generalmente costituite da ferite, contusioni, fratture e raramente da ustioni. Chiaramente gli arti inferiori sono quelli più colpiti, ma i traumi alla testa sono la principale causa di morte (circa il 50%), seguiti dai traumi al torace e da quelli al rachide cervicale.
Le fratture più frequenti sono quelle del piatto tibiale esterno, a causa della direzione del trauma quando il pedone viene colpito dal paraurti dell’auto. Spesso sono fratture complesse articolari, con frammenti piccoli e numerosi e perdita di osso.
Importanti sono anche le fratture del bacino, con gravi emorragie, prodotte soprattutto nei meccanismi da schiacciamento o compressione antero-posteriore.
La velocità del veicolo è un fattore determinante per la sopravvivenza dei pedoni; i crash tests con il manichino hanno dimostrato che, mentre ad una velocità di impatto di 60 km orari il pedone ha poche probabilità di sopravvivenza, perché urta con la testa contro il parabrezza procurandosi un grave trauma cranico e cade dopo un “volo” di 30 metri, se il veicolo procede a 30 Km/h, le lesioni riportate sono di media entità e le possibilità di sopravvivere maggiori dell’80 %.
Il pedone rappresenta, comunque, il soggetto più vulnerabile sulla strada, e può essere protetto solo mediante itinerari separati e misure atte a limitare le conseguenze dell’impatto.
Negli ultimi anni vi sono stati sostanziali progressi nel migliorare la sicurezza dei veicoli a protezione dei conducenti e dei passeggeri, ma non sono stati fatti passi avanti significativi per ridurre i rischi dei pedoni.
I traumi cranici causati da urto contro paraurti e cofano, possono essere, ad esempio, evitati garantendo standard di sicurezza nella progettazione del frontale dei veicoli.
Le soluzioni tecniche di recente introduzione mirano a realizzare un frontale più arrotondato e una distanza del cofano dagli organi meccanici tale da garantire una maggiore cedevolezza ed un maggiore assorbimento di energia sotto il peso del pedone.
Il cosiddetto cofano salva-pedone, progettato per alcune autovetture, presenta un sistema “pop–up” che solleva il cofano nel caso una persona venga investita. Questo rende meno violento l’impatto e dovrebbe evitare i gravi traumi cranici. Sono anche in corso ricerche per sviluppare airbag per pedoni, cioè cuscini d’aria installati nel bordo del parabrezza allo scopo di proteggere la testa del pedone.
Le ultime modifiche introdotte dall’articolo 191 del Codice della Strada prevedono che i conducenti debbano “fermarsi quando i pedoni transitano sugli attraversamenti pedonali”, e non più, come in passato, solo “rallentare e fermarsi all’occorrenza”.
Nel contempo, i pedoni dovrebbero ricordare che, oltre ai diritti, hanno anche precisi doveri da rispettare, elencati nell’articolo 190, come circolare sui marciapiedi e spazi predisposti, servirsi di attraversamenti pedonali, sopra- e sotto-passaggi quando sono a distanza di meno di cento metri, ed attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, senza sostare o indugiare sulla stessa, prestando l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé e per gli altri.